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Quanto durano gli impianti Osteointegrati?

Confronto con i denti Naturali e Consigli per il successo a lungo termine Gli impianti osteointegrati rappresentano una soluzione efficace e duratura per la sostituzione dei denti mancanti. Ma quanto durano realmente questi impianti e come si confrontano con i denti naturali? Esploriamo le differenze, le prospettive di successo a lungo termine, i fattori che influenzano negativamente la loro durata emetodi per mantenerli in buone condizioni. Durata degli Impanti vs. Denti Naturali I denti naturali, se ben curati, possono durare tutta la vita. Tuttavia, fattori come carie, malattie gengivali, traumi e usura possono comprometterne la longevità. Gli impianti osteointegrati, realizzati in titanio, non sono soggetti a carie ma possono essere influenzati da altri problemi come infezioni peri-implantari o perdita ossea Gl impianti hanno una durata sovrapponibile a quella dei denti naturali; in assenza di fumo e con buona igiene orale possono superare senza problemi i 20/25 anni di funzione. Possibilità di successo a lungo termine Gli impianti osteointegrati hanno un tasso di successo molto elevato, spesso superiore al 90% dopo 10 anni. La loro riuscita a lungo termine dipende da diversi fattori, tra cui la qualità dell’osso del paziente, la tecnica chirurgica utilizzata, e l’adesione a un rigoroso regime di igiene orale, assenza di fumo. Fattori che Influenzano Negativamente la Durata Diversi fattori possono ridurre la durata degli impianti osteointegrati: Come mantenere al meglio gli impianti Per garantire la massima durata degli impianti osteointegrati, è fondamentale adottare alcune buone pratiche: Conclusioni Gli impianti osteointegrati sono una soluzione efficace e durevole per la sostituzione dei denti mancanti, con prospettive di successo a lungo termine se mantenuti correttamente. La loro durata può avvicinarsi o in alcuni casi superare quella dei denti naturali, a patto di adottare uno stile di vita e un regime di cura orale adeguati.

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L’Impatto della Riabilitazione Orale

L’impatto su Impianti per Chi Ha Perso i Denti o Ha una Dentatura Terminale   La perdita dei denti è un evento che impatta profondamente sia la funzionalità che l’estetica, causando un peggioramento della qualità della vita. Grazie alla riabilitazione su impianti dentali, è possibile ripristinare non solo la capacità masticatoria, ma anche l’aspetto estetico e il benessere psicologico, migliorando l’autostima e i rapporti sociali. Aspetto Estetico La mancanza di denti altera la struttura facciale: il viso appare più vecchio, con guance infossate e perdita di tono nei tessuti periorali. La riabilitazione su impianti, con la creazione di un sorriso completo e armonioso, restituisce volume e tonicità ai tessuti, ringiovanendo l’aspetto generale. Inoltre, un sorriso curato è percepito come segno di salute e bellezza, influenzando positivamente la prima impressione nelle interazioni sociali. Funzionalità Masticatoria I denti su impianti replicano la capacità masticatoria dei denti naturali, consentendo di triturare correttamente il cibo. Questo migliora la digestione, riducendo il rischio di problemi gastrointestinali associati a una masticazione inefficace. Gli impianti dentali offrono stabilità e comfort, eliminando le difficoltà associate a protesi mobili tradizionali. Sicurezza e Autostima La mancanza di denti spesso causa insicurezza, portando le persone a evitare di sorridere o parlare liberamente. La riabilitazione su impianti migliora significativamente la sicurezza in sé stessi, permettendo di vivere con serenità situazioni sociali e professionali. La consapevolezza di avere un sorriso stabile e naturale elimina il disagio legato a protesi instabili. Salute Generale La perdita dei denti è associata a una riduzione della qualità della vita e a un rischio aumentato di problemi sistemici, come cattiva digestione e isolamento sociale. Inoltre, la mancanza di denti può causare un riassorbimento dell’osso mandibolare per mancanza di stimoli funzionali. Gli impianti restituiscono uno stimolo funzionale all’osso mascellare, riequilibrando la naturale masticazione. Conclusione La riabilitazione orale su impianti rappresenta una soluzione stabile e completa per chi soffre di edentulia parziale o totale. Non solo ripristina funzioni vitali come la masticazione, ma migliora l’estetica, il benessere psicologico e la salute generale, offrendo una seconda possibilità per vivere pienamente. Nelle foto: il sorriso di una nostra paziente con una dentatura irrimediabilmente compromessa prima e dopo aver riabilitato le arcate dentarie superiore e inferiore totalmente con implantologia  

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Eruzione Passiva Alterata: cos’è e come si risolve

L’eruzione passiva alterata (EPA) è una condizione odontoiatrica in cui la gengiva ricopre eccessivamente i denti, impedendo loro di emergere completamente. Questo fenomeno può compromettere sia l’estetica del sorriso che la salute orale, rendendo necessaria una diagnosi e un trattamento adeguato Cause dell’Eruzione Passiva Alterata L’eruzione passiva è il processo naturale con cui i denti emergono dalla gengiva fino a raggiungere la loro posizione definitiva. Tuttavia, in alcuni casi, questo processo non avviene correttamente e si verifica un’eccessiva permanenza della gengiva sulla superficie del dente. Le principali cause dell’EPA includono: Fattori genetici: predisposizione ereditaria alla crescita eccessiva della gengiva. Alterazioni dello sviluppo dentale: difetti di crescita che impediscono l’eruzione completa dei denti. Infiammazioni gengivali croniche: gengiviti e altre condizioni infiammatorie che favoriscono la crescita esuberante della gengiva. Uso prolungato di apparecchi ortodontici: che possono provocare ipertrofia gengivale, cioè eccessiva crescita Conseguenze dell’Eruzione Passiva Alterata Questa condizione può avere ripercussioni estetiche e funzionali. Tra le principali conseguenze troviamo: Sorriso compromesso: i denti appaiono più corti del normale, dando un effetto disarmonico e innaturale. Accumulo di placca e tartaro: la copertura gengivale eccessiva rende difficile la corretta igiene orale, aumentando il rischio di carie e malattie parodontali. Terapie per l’Eruzione Passiva Alterata Il trattamento dell’EPA dipende dalla severità della condizione e dalle esigenze del paziente. Le principali opzioni terapeutiche includono: Conclusioni L’eruzione passiva alterata è una condizione che può compromettere l’estetica e la salute orale, ma grazie ai moderni trattamenti odontoiatrici è possibile correggerla efficacemente. Se si sospetta di avere questa condizione, è importante consultare uno specialista per una diagnosi precisa e un trattamento personalizzato.

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Come rimediare alla perdita dei denti

Uno studio dell’OMS dimostra che il 30% delle persone nel mondo di età compresa tra i 65 e i 74 anni non ha più i suoi denti naturali. La mancanza dei denti è una menomazione grave perchè impedisce una corretta masticazione e costringe all’ingestione di cibi non triturati con inevitabili difficoltà di digestione e di assimilazione. Oltre a ciò anche l’aspetto e il modo di parlare sono fortemente penalizzati dalla mancanza parziale o totale dei denti. Purtroppo questa condizione è più frequente nella terza età, momento della vita in cui anche i processi metabolici generali si indeboliscono per cui l’organismo necessita  della massima efficienza possibile.  Per questo motivi la restituzione dei denti fissi, efficienti e forti rappresenta un progresso enorme rispetto alla dentiera, sia fisicamente che psicologicamente. Oggi i risultati ottenibili con l’implantologia sono migliorati in maniera notevole, rispetto anche a pochi anni fa. I denti fissi, in tanti casi, si possono avere in poche oredall’intervento iniziale, con procedure e tecniche assolutamente indolori.  Chiamaci o scrivici per avere informazioni dettagliate, perchè probabilmente la soluzione del tuo problema è più semplice ed accessibile di quanto ti aspetti.

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7 criteri per riconoscere un dentista di qualità

In tanti hanno già un dentista di fiducia da cui trovano bene ma può capitare di volerlo cambiare per diversi motivi, ad esempio perchè è andato in pensione o perché non svolge alcune prestazioni richieste, perché ci fa aspettare troppo o è disorganizzato, o semplicemente per un trasferimento. E qui iniziano le difficoltà: come trovare un bravo dentista? Di solito ci si affida al passaparola, si chiede consiglio ad amici o parenti. Nell’epoca dei social e di internet è diventato sempre più frequente dare uno sguardo alle recensioni, che potrebbero essere ‘pilotate’, ma quando sono numerose e soprattutto ben motivate sono una testimonianza determinante per la scelta. Da ‘insider’ del settore posso fornirti qualche consiglio per aiutarti a scegliere bene tra i numerosi studi dentistici presenti nelle nostre città. Eccoti 7 parametri che ti aiuteranno a capire se hai di fronte un professionista di qualità 1 – La prima visita deve essere eseguita con la raccolta dei dati anamnestici, di esami radiografici specifici come le radiografie endorali (la sola radiografia panoramica è troppo imprecisa per fare diagnosi dettagliate) e se possibile di fotografie intraorali. Tanti dentisti affrontano superficialmente la prima visita, proponendo subito cure e interventi senza aver fatto la diagnosi corretta;  giudico questo come primo parametro di scelta, perché mi capita spesso di diagnosticare carie, parodontite, infezioni croniche e altri problemi in pazienti ignari che sono sempre andati da un dentista che per qualche motivo non ha mai approfondito le diagnosi con le radiografie… e poi arrivano le (brutte) sorprese. Il dentista deve preoccuparsi in primis di conoscere la tua salute generale e poi, oltre alla visita clinica accurata, ha bisogno di radiografie e immagini dettagliate del cavo orale per fare una diagnosi: solo successivamente potrà ragionare sul tuo piano di cura. Questo criterio aiuta parecchio a valutare la qualità del professionista a cui ti stai rivolgendo. 2 – Il dentista deve dimostrare una attenzione maniacale all’igiene orale del paziente. Devi sapere che la maggior parte dei problemi dentali e gengivali derivano dai batteri presenti nel cavo orale e il dentista lo sa bene. L’igiene professionale e domiciliare stanno alla base di prevenzione, cura e mantenimento. Non esistono compromessi a questa condizione, se l’igiene orale viene dimenticata o posposta a fine cura ci sono due casi: o sei un campione di spazzolamento e non ti serve l’intervento dell’igienista (rarissimo)  o probabilmente non è il dentista che cercavi. 3 – Tutti gli ambienti dello studio devono essere puliti e ordinati. I protocolli di sterilizzazione e disinfezione sono molto rigidi e rappresentano uno dei costi maggiori per uno studio ben organizzato. Ci deve essere largo utilizzo di materiale monouso e gli strumenti devono essere sterilizzati e imbustati. Gli operatori devono indossare guanti e mascherina. Durante gli interventi di chirurgia ci deve essere largo utilizzo di teli sterili, non molto dissimile da una sala operatoria ospedaliera. Questi parametri sono garanzia di serietà dello staff medico e paramedico. 4 – Il preventivo deve essere chiaro, preciso (per quanto lo consente la situazione di partenza), correttamente spiegato dal dentista o dalla segreteria dello studio e va firmato dal paziente insieme al consenso informato per gli interventi in programma.   Non esiste che si inizi un programma di cure (a parte rari casi di prestazioni eseguite in emergenza) senza sapere cosa si spende e che alternative esistono per il paziente,  questo comportamento oltre ad essere eticamente scorretto lo è pure in base al codice deontologico. Ogni eventuale variazione deve essere comunicata tempestivamente al paziente, che deve accettare la modifica.  Questi requisiti  ti fan capire che hai a che fare con una buona organizzazione di studio. 5 – Il dentista, se richiesto, deve spiegarti dettagliatamente perché attua una particolare procedura e su che basi decide che è quella corretta per il tuo caso.  Non significa che il curante debba discutere dettagli scientifici o tecnici approfonditamente con il paziente, ma con parole semplici e comprensibili può spiegare le basi su cui basa la sua terapia, poichè ogni intervento e ogni operazione devono seguire protocolli solidi e ben collaudati dalla comunità scientifica. L’ideale è trovare un dentista che abbia un buon archivio di immagini fotografiche di casi clinici risolti in passato e che possa, a richiesta, illustrarteli. Anche questo criterio può farti capire se hai a che fare con un professionista preparato oppure con uno che non è proprio ‘sul pezzo’. 6 – La tecnologia presente in studio.  Questo fattore ‘per se’ non indica in senso assoluto che il dentista sia super-competente, ci sono apparecchiature che fanno più scena che sostanza e conosco dentisti eccellenti che lavorano con metodi tradizionali, tuttavia dimostrano che ci si trova in uno studio che investe risorse per essere aggiornato e che cerca nuove soluzioni per i propri pazienti. Tra le apparecchiature di cui tener conto c’è il radiografico per le CBCT (radiografie tridimensionali), lo scanner per l’impronta digitale, sistemi di ingrandimento fissi o mobili (microscopio e/o occhiali ingrandenti). 7 – Il personale di studio.  In uno studio ben organizzato il dentista da solo può fare ben poco; ci sono aspetti organizzativi e di gestione che necessitano di personale preparato, attento e in numero adeguato. Lo staff deve lavorare compatto e con compiti ben definiti per offrire un servizio di qualità. Nel nostro studio quando una assistente o segretaria è costretta ad assentarsi, tutto l’assetto organizzativo va riequilibrato per poter affrontare bene la giornata lavorativa. In studi con una sola aso (assistente) che si occupa di tutto, segreteria sterilizzazione assistenza, difficilmente si può essere efficienti e soprattutto non è possibile eseguire in tranquillità tutte le prestazioni necessarie. Figuriamoci quegli studi in cui il dentista lavora da solo senza aiuto! Spero di esserti stato di aiuto se hai deciso di cambiare dentista; a volte è uno shock accorgersi di essersi affidati a dentisti poco attenti, ma adesso che sai queste cose hai degli elementi in più per decidere da chi farti curare.

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Cosa può fare per te la Parodontologia?

Cosa può fare per te la Parodontologia?Le gengive concorrono in modo fondamentale alla  bellezza e alla salute del sorriso e questo caso ne è un esempio eclatante.Un cambiamento straordinario dopo una plastica gengivale che ha ridato volume ai denti e restituito la voglia di sorridere.

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Come spazzolare i denti (ultima parte)

Siamo giunti all’ultima puntata di questa serie di articoli nei quali ho cercato sinteticamente di parlare dei vari aspetti che riguardano l’igiene orale domiciliare. L’ultimo punto che devo toccare nella rubrica: “Come spazzolare i denti”, ultimo ma non meno importante, è l’igiene degli spazi interdentali: immaginando i denti come tanti cubi vicini e appoggiati su un piano, lo spazzolino lavora bene in tre delle superfici, quella esterna quella interna e quella masticante, ma nelle aree tra i denti purtroppo non ha alcuna efficacia. E se pensi che si possano tralasciare queste zone, c’è una pessima notizia in arrivo: sia la carie sia la parodontite si sviluppano soprattutto negli spazi interdentali. E non è un caso perchè sono proprio quelle le zone più difficili da pulire, soprattutto tra i molari. Ecco perchè periodicamente in studio eseguiamo le radiografie chiamate bite wings, proprio per intercettare eventuali carie o tasche parodontali nello stadio precoce, ad occhio nudo è quasi impossibile evidenziarle. Dunque per gli spazi interdentali ci sono due possibilità: il filo o lo scovolino.   Ognuno ha le sue indicazioni: Con dentatura sana e in giovane età si utilizza il filo interdentale In caso di spazi dentali allargati o allungati, protesi fisse o impianti lo scovolino diventa più efficace. Quando? Filo e scovolino si usano una volta al giorno, la sera, dopo lo spazzolino. Lo scovolino è intuitivo da usare, basta inserirlo tra gli spazi dentali e muoverlo delicatamente avanti e indietro , il filo necessita di qualche accorgimento in più: anche in questo caso ti aiuto con un breve video che ha postato un caro amico di Sanremo, il dr. Alessio Bosco, nel quale con dovizia di particolari ti spiega come fare. In conclusione, ti ringrazio per avermi seguito in questi articoli sull’igiene orale e spero di averti aiutato a chiarire alcuni aspetti che non conoscevi. Ti ricordo che il dentista può fare tanto per la tua salute ma a casa, quotidianamente, sei tu a fare il lavoro più importante che è, non mi stancherò mai di ripeterlo, eliminare la placca batterica!

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Come spazzolare i denti (terza parte)

Iniziamo la terza parte della rubrica: “Come spazzolare i denti”, siamo arrivati al cuore dell’argomento,  la tecnica per spazzolare efficacemente i tuoi denti!  Partiamo parlando dei tempi:  quante volte al giorno e per quanto tempo? Prima cosa da sapere: la placca batterica ci mette 24 ore a formarsi e a depositarsi su denti e gengive! Quindi, teoricamente, basterebbe una sola volta al giorno per eliminare il problema…ma in pratica non è così. Noi spazzoliamo anche per rimuovere i residui di cibo, parte della placca e per ‘rinfrescare’ (concetto poco scientifico ma molto tangibile) il cavo orale, infatti non bisogna dimenticare di spazzolare regolarmente anche la lingua. Quindi regola numero uno: spazzolare dopo colazione, dopo pranzo e prima di andare a dormire. Ma questa era facile. E per quanto tempo?  Mentre al mattino e dopo pranzo puoi dedicare anche solo uno o due minuti all’igiene orale, lo spazzolamento serale ti dovrà impegnare almeno 5-6 minuti!  Tempo misurato con il timer, non approssimato per difetto 😉  Perchè è di sera che la placca va rimossa completamente, con tempo pazienza e olio di gomito. Riassumendo: abbiamo parlato di che strumenti usare, come evidenziare la placca su denti e gengive e quanto tempo impiegare con lo spazzolino… mancano solo le tecniche.  Visto che si tratta di azioni pratiche è meglio se vi aiuto con un paio di brevi video fatti da una bravissima igienista dentale, Chiara, che ci mostra lo spazzolino manuale e lo spazzolino elettrico. Sono video semplici e immediati da memorizzare ma forniscono bene l’idea dei movimenti;  se vi interessa approfondire scrivetelo nei commenti su Instagram, mi impegnerò a fare un intervento più dettagliato. Ovviamente in studio sarete seguiti costantemente da me e dagli igienisti nell’apprendimento delle tecniche corrette, perchè a volte lo spazzolamento errato non solo è inefficace ma può danneggiare le superfici dei denti e delle gengive. Ci vediamo al quarto appuntamento, quando vi parlerò dell’ultima fase, importantissima: filo interdentale e scovolino.

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Come spazzolare i denti (seconda parte)

Prima di addentrarci nelle descrizioni pratiche delle manovre di igiene orale, voglio spiegarvi PERCHE’ ottenere una buona igiene orale non è facile. Il motivo è pratico: abbiamo a che fare con un avversario invisibile! O meglio, un avversario che sa nascondersi e mimetizzarsi benissimo nella nostra bocca: la placca batterica! La placca, cerco di semplificare, è una patina bianca ricchissima di batteri che quotidianamente si deposita su denti e gengive, anche sulla lingua e anche a digiuno! Alcuni di questi batteri, in presenza di zuccheri, proliferano allegramente e iniziano a distruggere lo smalto dei denti, causando le carie. Altri ceppi batterici, invece, sono dannosi per le gengive e per l’osso che sostiene i denti, per cui sono i responsabili della parodontite, malattia, come la carie, frequentissima. La foto allegata è un particolare al microscopio della placca, non credo che sia esattamente quello che vorremmo avere in bocca. E non è finita qui: sulla placca che non viene giornalmente rimossa con lo spazzolino, si depositano dei sali di calcio e fosfato che la trasformano in tartaro, duro e fortemente attaccato ai denti. Ricorda che il tartaro lo puoi rimuovere solamente andando dal dentista… Capito? Quello che bisogna eliminare quotidianamente è questa patina bianca piena di batteri ed evitare che, proliferando, causi tutti i danni di cui ti ho parlato. Ma se si mimetizza così bene, come faccio ad essere sicuro di averla tolta tutta? Be, finalmente posso darti una buona notizia, esiste il sistema per evidenziarla e farla venire allo scoperto: LE COMPRESSE RIVELATRICI DI PLACCA.  Si fanno sciogliere in bocca e magicamente la placca batterica si colora di rosso! Una volta visibile, ti permette di eliminarla completamente con filo e spazzolino, senza possibilità di sbagliare. In foto puoi vedere dei denti prima e dopo la colorazione con le compresse. Immagino che hai una domanda: le compresse coloranti devo usarle sempre? La risposta è NO. Le compresse si usano in fase di ‘apprendimento’ oppure come ‘verifica’ di buon spazzolamento. In studio le utilizziamo a scopo didattico e informativo, quando verrai agli appuntamenti di igiene potrei farti spiegare i dettagli dai nostri igienisti dentali. Questo è il primo passo che devi compiere nel tuo percorso per mantenere in salute i denti: adesso sai perchè devi farlo quotidianamente e come scovare il nemico. Nella prossima puntata entreremo in azione 😉

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Come spazzolare i denti (prima parte)

Nel precedente articolo vi ho parlato di controlli periodici dal dentista, che vengono identificati in termini medici come prevenzione secondaria, cioè verifica di una malattia quando ancora è in fase precoce (carie per esempio). Con questi articoli, che dovrò per motivi di completezza dividere in più parti, voglio parlarvi dell‘igiene orale quotidiana, la prevenzione primaria, ossia controllare le cause affinchè la malattia non si presenti. La causa principale che provoca carie e malattie gengivali è sempre la placca batterica, patina invisibile ma aggressiva, che si deposita quotidianamente su denti e gengive, qualunque cosa mangiamo e anche a digiuno. L’argomento sembra banale, chi non è convinto di saper fare una cosa tanto semplice? Ma in realtà ogni volta che ne parlo con i pazienti in prima visita mi rendo conto che in pochi usano il sistema giusto.  Forse spazzolare bene non è così facile come si crede. Qui voglio provare a spiegarvi alcune regole di base: indicazioni sui prodotti da usare, tecniche corrette, tempistiche, verifica dei risutati ottenuti. L’argomento è grande, per cui cercherò di sintetizzare gli aspetti più importanti. Se volete approfondire, in studio tutto il personale medico e paramedico sarà felice di darvi indicazioni personalizzate per ottenere il miglior risultato possibile. Adesso iniziamo con i prodotti giusti da usare: Spazzolino: rigorosamente setole artificiali, durezza media, semplice nella forma e testa piccola.  Queste caratteristiche non sono negoziabili.  Ricordarsi di sostituire lo spazzolino ogni due-tre mesi.  Quello in foto è un buon esempio da memorizzare. Spazzolino elettrico:  se ben usato facilita l’eliminazione della placca ed è forse più efficace di quello manuale.  Indicato alle persone anziane e a chi non vuole fare troppa fatica, ma in realtà è un ottimo strumento per tutti. Dentifricio: possibilmente con fluoro.  Esistono diverse formulazioni in commercio, suggerisco di non investire troppo in questo prodotto, a meno che non servano dentifrici specifici come quelli desensibilzzanti, ma sono casi rari. Filo interdentale: deve essere cerato perchè non si sfilaccia e aiuta a non perdere la calma durante questa manovra delicata, ma necessaria. Scovolino: lo usano solo le persone con protesi fisse, impianti, con parodontite o con spazi allargati tra i denti.  I giovani con buona salute orale non devono usarlo. Compresse rivelatrici di placca: utilissime in fase di apprendimento e di verifica, da tenere sempre nel cassetto del bagno. Timer: lo so, suona strano ma datemi retta, è necessario.  Quando ci si spazzola i denti, due minuti sembrano sempre cinque e solo l’orologio può darci la giusta misura del tempo. Colluttori: messi in fondo alla lista perchè normalmente non vanno usati. E’ il dentista a consigliarvi quali e quando, ma sempre per periodi limitati e non come abitudine quotidiana.  Ne parleremo in un apposito articolo. (continua)

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